L’antico Borgo dei Gessi – Parte 8

L’antico Borgo dei Gessi Parte 8 - Articolo Associazione I Borghi di via Gesso

Anni ’30 e ’40

Così era, amici miei, la vita del Borgo negli anni ’30 e nei primi anni ’40. Non si navigava nell’oro; questo è sicuro. I servizi? Bè i servizi lasciavano “un po’ a desiderare”: privi di una rete idrica, l’acqua s’attingeva direttamente dai pozzi o da una sorgente a monte del paese (ricordate dove si trova la sorgente dell’acqua solforosa? Bene… qualche passo più su). Il bagno naturalmente non c’era. Qualcuno di noi (una vera fortuna) l’aveva visto in casa di qualche signorotto. Le nostre pulizie personali? D’inverno e nelle giornate di maltempo si usava la “cadinèla” (bacinella) mentre nei mesi caldi si faceva il bagno nella nostra “riviera”, indi gùurg (nei gorghi – vortici) nel torrente Lavino, asvèn al Piave (vivino al Piave) nei pressi del cippo di Don Fornasari.

Non c’era una rete fognante e gli escrementi dei cavalli, delle vacche, dei maiali, dei conigli, delle galline, delle oche e… delle persone, finivano in lettamaie a cielo aperto, per la “gioia” delle mosche, mosconi, zanzare, tafani e di insetti vari.

Nelle casupole – molte delle quali costruite “nella notte dei tempi” – d’estate era un cald boia, mentre d’inverno penetravano gelidi spifferi tanto ch l’urina, in dl’urinèri, la guintèva un lòc ed giàz (l’urina nel vaso da notte si trasformava in un blocco di ghiaccio).

Nelle casupole c’era posto per tutti: un grillo, una lucertola, un topolino con la “pretesa” di stabilirsi a lungo e, magari, desideroso di mettere su famiglia nel sottoscala e ficcare comodamente il naso ind’là spartùra (nella credenza, madia).

Foto presa da labirba.com

La miseria ti penetrava le ossa

Ma a “prescindere” –  avrebbe detto Totò – io vi dico: com’era bella vita nella “Conca d’Oro”, ànch se spàss at manchèva sgiòv sòld par fer un frànc (anche se spesso ti mancavano diccianove soldi per fare una lira). L’èra bèla e bona lè (era bella e basta).

Ma anche se questa miseria ti entrava in casa, prendeva “fissa dimora” e ti penetrava nella pelle cmè una zàca (come una zecca), via. Cos’era poi alla fin fine? Una specie d “inseparabile amica”, non molto gradita fin che si vuole, ma sempre “compagna di vita” era. Acsè ti fe al càl, cmè gnènt foss (così ci facevi il callo come niente fosse).

Pensate un po’: a quei tempi (quànd mè aièra un cinno) vedere il mare per la prima volta era come una puntura di gioia i cui benefici duravano a lungo, e il ricordo lo porti piavecolmente con te per tutta la vita; (mia madre ha cessato di vivere a 102 anni e tre mesi; ha visto il mare, per la prima volta dopo la settantina).

Adesso ci sono ricconi (ma non l’interessano più di tanto) che hanno tutto, hanno visto tutto. Eppure sono travolti dalla noia, e guardano con fastidio il sorgere del sole e la mezza luce del crepuscolo. Non hanno mai sputo o voluto assaporare il frutto della gioia. Vivono in un altro mondo; il mondo della noia appunto. Un mondo privo di valori autentici. Ve lo dico? Alpèr chi vivàn par fer un dsèt a San Pir (pare che vivono per fare un dispetto a San Pietro).


La vita del borgo

Così la vita nel Borgo. Ogni peso sul groppone veniva sopportato senza tante zigaròl (pianti). La vita doveva continuare cosicché, dopo i momenti di tristezza e di dolore, si doveva tornare alla vita normale, al tran tran di tutti i giorni, con un filo, se non di ottimismo, almeno di speranza. Quella speranza che faceva dire: “epùr un dè l’à da cambièr” (eppure un giorno deve cambiare).

E’ questa piccola fiammella di ottimismo che ti sorregge, ti spinfe in avanti verso il nuovo giorno con una forza che a volte ha dell’inspiegabile: una serata calda, uscio spalancato; senti la voce squillane del “primo” e, subito dopo, la voce di un “secondo” e poi un “terzo”; e via che fanno coro.

E’ tutta la famiglia che canta a squarciagola, magari proprio un istante dopo una bèla litighè (una bella litigata). Fantasia? No, fatti realmente accaduti in questa complicata e “misteriosa” istituzione chiamata “famiglia”, nel bene e nel male, che nella felicità e nel dolore ha in sé dei “vincoli” e dei “valori” sorprendentemente poderosi.

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