Un antico componimento: la Zirudella

Fausto Carpani

Il cardinale Giuseppe Mezzofanti (Bologna 1774 – Roma 1849) è noto ai più per la bella e signorile strada a lui intitolata fuori porta Santo Stefano. Non tutti sanno che l’illustre porporato, oltre che uomo di chiesa, fu un prodigioso poliglotta (conosceva una cinquantina di lingue straniere coi relativi dialetti) e insegnò greco e lingue orientali all’Università di Bologna. Questa padronanza di idiomi esotici non gli impedì di essere anche un cultore del dialetto natìo e a lui dobbiamo una tra le più antiche zirudelle pervenuteci. Non dimentichiamo che tale forma espressiva dialettale era in origine mandata solo oralmente, anche perché gli autori erano spesso popolani di grande arguzia e fantasia ma inesorabilmente analfabeti.

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Nel parco dei Gessi

Di un antico sentiero mi ritovo a pensare,
dove brilla la roccia al chiarore lunare,
selenite chiamata, che un piccol borgo ai Gessi l’ha intitolata.

S’inerpica a Monte Rocca faticoso,
di querce e ontani in un boschetto ombroso,
dei Gessaroli il miser passo che con sudor martellavan il sasso.

Fangosi rigagnoli, rami spezzati sbarron la via 
e impauriti caprioli corron via.

Intreccio di arbusti, macchie di fiori profumati,
dove corron lepri e cinghiali indaffarati.

Uno squittio assordante, dei pipistrelli,
nella cava, il volo inquietante.

Dall’alto domina il falco con ampio volteggiare,
mentre l’allocco e la lamentosa poiana son pronti a cacciare,
non l’aculea istrice o il simpatico porcospino, 
ma ramarri, lucertole o qualche sfortunato topolino.

Umide grotte, rifugi di lontani pastori, 
tane di pigri tassi, volpi, faine e piccoli roditori.

Fan da cornice pungitopi, luppoli, noccioli e biancospini,
pure sambuchelle, gigli, ginestre, orchidee e ciclamini; 
cerri, castagni, aceri, sorbi e melograni costeggiano il ruscelletto,
comi i neri pioppi, ortiche, l’asparago, il cipollaccio e il piscaletto;
aromatici cespugli dall’odor di liquerizia penetrante,
della melissa il delizioso profumo di limone invitante.

Sale  il cammin a Monte Capra 
tra sponde argillose, cavità, candele, inghiottitoi,
e rosse distese di papaveri, campi di girasoli.

Dal Monte castello, sul cheto laghetto, su sparse case,
sul colle della Guardia, sulla labioriosa valle e sulla vicin Zola
estasiato lo sguardo si posa;
infine, alla secolare, maestosa roverella di Duecentola, riposa.

Celato spicchio di natura ancor selvatica,
terra incantata, coinvolgente e bella,
e, toc e dai del parco Gessi…  l’ecologica zirudella.

Mauro Fiumi
Novembre 2014

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