La coscienza sporca

Il termine “paesaggio” deriva dalla commistione del francese paysage con l’italiano paese (dal sito della Regione E. Romagna). A molti di noi questa parola farà probabilmente ricordare una di quelle meravigliose vedute dipinte da artisti di tutte le epoche. Ad altri la vista di un tramonto sulla cima di una montagna o in riva ad un fiume, ad altri ancora una fotografia scattata durante una vacanza in un paese straniero. Se ci fermiamo al solo aspetto visivo, cioè lo identifichiamo in sostanza con il “panorama”, non lo viviamo, lo vediamo e basta.

Guardare da lontano però sfuma i dettagli, nasconde le rughe di un’immagine molto spesso interiorizzata dai ricordi che potremmo improvvisamente scoprire essere ben diversa da quella reale. Ognuno di noi conserva dentro di sé un suo paesaggio, quello dei momenti più belli e felici. Così capita sempre più spesso di tornare in un luogo frequentato in un passato più o meno lontano e provare un sentimento di delusione e smarrimento ritrovandolo completamente cambiato ed irriconoscibile.

Queste considerazioni potranno sembrare vacuità, però provate ad accompagnare una persona anziana nei luoghi della sua gioventù e vedrete con quale entusiasmo vi coinvolgerà nei suoi ricordi. Il cambiamento del territorio è il prezzo da pagare al progresso ed al benessere collettivo e nessuno lo vuole negare, però negli anni questo si è spesso raggiunto sacrificando pesantemente l’ambiente e l’identità rurale delle nostre zone.

Negli ultimi anni la corsa forsennata alla crescita ha prodotto danni irreparabili all’ecosistema e alla biodiversità, e tutti, almeno a parole, ne siamo consapevoli.

Quotidianamente bombardati da pubblicità ingannevoli di prodotti spacciati come SOSTENIBILI, sprechiamo più di un terzo del cibo quotidianamente prodotto massacrando l’ambiente con coltivazioni ed allevamenti intensivi.

Siamo tornati al passato con l’utilizzo sempre più spinto delle cosiddette BIOMASSE per la produzione di energia RINNOVABILE, con nuove tecnologie certamente più efficienti e meno inquinanti del vecchio caminetto o della stufa ma con consumi assolutamente sproporzionati alla reale capacità di rigenerazione delle foreste.

L’amico Michele Vignodelli del WWF ha descritto magnificamente l’ambito collinare di Zola Predosa, un contesto tutto sommato ancora integro, considerato di grande pregio anche dalla Sovrintendenza, con la seguente motivazione: “riconosciuto che la zona predetta ha notevole interesse pubblico in quanto costituisce un quadro naturale fra i piu’ belli e suggestivi dell’appennino Emiliano, quadro nel quale il dolce declivio dei pendii collinari, la fusione perfetta fra le aree coltivate e le macchie di ceduo ed alto fusto, l’affiorare di caratteristici Carsismi gessosi concorrono alla definizione di un ambiente veramente singolare nel contesto del basso appennino; è quindi sottoposta a tutte le disposizioni contenute nella legge stessa.” Purtroppo il Decreto legislativo 3 aprile 2018 n. 34, dal titolo Testo Unico in materia di Foreste e Filiere forestali (Tuff) ha sentenziato una sostanziale liberalizzazione del settore agroforestale grazie ad autorizzazioni automatiche, silenzio assenso e controlli insufficienti. Così, anche i nostri boschi, grazie ad incentivi e nuove norme assolutamente discutibili, sono diventati preda di operatori senza scrupoli che per pochi euro aggrediscono e devastano ecosisitemi unici e di grande valore paesaggistico, naturale e storico. Un sito protetto dichiarato di interesse comunitario per la direttiva Habitat (il SIC di Monte Capra) è stato profondamente sfregiato ricorrendo al famigerato “taglio ceduo con rilascio di matricine” perché come qualcuno ha candidamente affermato,“questo è l‘unico modo per far guadagnare i boscaioli”. Si dirà che il taglio così effettuato riprende una pratica antica di secoli che sfrutta la grande capacità di rigenerazione di alcune varietà arboree dopo il trauma subito. Certamente nel passato era una pratica SOSTENIBILE, ma erano altri tempi.

Non esistevano le centrali a BIOMASSA per la produzione di energia elettrica né gli impianti di riscaldamento centralizzati alimentati a legna dai consumi spaventosi.  Pare ci sia un equivoco di fondo legato ad una visione obsoleta e superata del taglialegna, visto ancora come un povero diavolo che deve essere aiutato a sopravvivere.

Nulla di più falso, oggi le imprese forestali sono attività industriali a tutti gli effetti, in forte espansione grazie a norme compiacenti e a capacità tecnologiche impensabili solo qualche decennio fa. Basta vedere di quali attrezzature dispongono per radere al suolo ettari ed ettari di bosco in pochi giorni. Decisioni politiche profondamente incoerenti con gli impegni assunti in campagna elettorale e del tutto fuori dall’attualità dell’emergenza climatica che viviamo, hanno deciso di sacrificare l’interesse collettivo della conservazione e del rispetto dell’ambiente per far guadagnare imprese private o a capitale misto pubblico-privato.Gli incentivi sulle RINNOVABILI hanno drogato il mercato e originato l’esplosione dell’industria del “FUOCO “con un incremento esponenziale della domanda di BIOMASSA sotto forma di pellet, cippato e legna da ardere ricavati non più recuperando gli scarti della lavorazione del legno, le potature e gli sfalci come in origine, ma disboscando le nostre foreste.

I cicli di rinnovamento dei boschi sono indiscutibilmente lunghi, un albero impiega decenni per raggiungere la maturità indispensabile ad un buon assorbimento di CO2 e quando è pronto viene nuovamente tagliato per essere bruciato, rilasciando di colpo tutta l’anidride carbonica che aveva immagazzinato durante la sua crescita mista alle famigerate polveri sottili, causa della diffusione di tante patologie respiratorie e non solo, come la stessa pandemia di Covid 19.
Gestita in questo modo, la BIOMASSA è tutto tranne che “ecologica”. Quando vendiamo per 30 denari una foresta, abbiamo venduto, con gli alberi abbattuti, parte della nostra eredità d’ossigeno (cit. Giorgio Celli). 

Parliamo giustamente della deforestazione in Amazzonia con grande enfasi, ma poi facciamo finta di non vedere quello che accade tutti i giorni sotto i nostri occhi. Anche nelle città assistiamo quotidianamente ad abbattimenti assurdi, utili forse soltanto ad alimentare il fuoco delle centrali termiche.

Piante grandi, sane e bellissime che ci hanno regalato ombra, bellezza e benessere per anni, spariscono dalla sera alla mattina perché ritenute pericolose “a prescindere” o perché intralciano semplicemente la manutenzione di un marciapiede. Ignoranza, pigrizia, incompetenza e molta superficialità fanno il resto, producendo risultati folli e desolanti nell’indifferenza generale.

Renato Musconi
Consulta di Gessi, Gesso, Riale, Rivabella


Suggerimenti:

Comunicato WWF e LEGAMBIENTE

Su Monte Capra, nella collina tra Sasso, Casalecchio e Zola, i boscaioli tagliano abusivamente centinaia di alberi belli e sani, ma Confagricoltura se la prende con gli ambientalisti che ostacolano la loro “cura” dei boschi.

Fanno sorridere seppur amaramente le parole del presidente provinciale di “Confagricoltura” Garagnani pronunciate e pubblicate il 21 marzo 2021 sulla pagina 18 di Cronache dell’Appennino sul Resto del Carlino, in occasione della Giornata mondiale delle Foreste, stranamente trasformata in “giornata del boscaiolo”. 

Accusa esplicitamente gli ambientalisti di ostacolare la loro “attività benefica”. Nell’intervista si vogliono far passare per necessarie ed indispensabili alla cura e conservazione dei boschi attività imprenditoriali finalizzate solo ed esclusivamente al raggiungimento del massimo profitto.

Con tutto il rispetto, ci sembra di assistere ad una di quelle grottesche pubblicità di salumi nelle quali il maialino canta e balla felice prima di arrivare sulla nostra tavola.

La realtà dei fatti è ben diversa, a questi signori potrà sembrare impossibile, ma i boschi sanno benissimo cavarsela da soli. Non hanno nessun bisogno della cura delle loro motoseghe per vivere e stare in salute. Le più belle e sane foreste del mondo sono quelle che non hanno mai avuto la “amorevole cura” dei boscaioli.

Purtroppo, grazie anche a procedimenti autorizzativi estremamente semplificati, concessi e contestati da LEGAMBIENTE e WWF, viene sancito anche dalle istituzioni locali e regionali “il messaggio” che la valorizzazione delle nostre foreste può passare esclusivamente dal loro sfruttamento intensivo per ricavarne legna da ardere e biomassa, quando sono invece una delicata ed inestimabile ricchezza custode di biodiversità e fonte di benessere da conservare gelosamente. 

Queste aziende “benemerite” tagliano anche fuori dalla zone autorizzate, gli ambientalisti sono stati attenti e con l’aiuto dei Carabinieri Forestali li abbiamo individuati, intanto i “custodi delle foreste” hanno tagliato abusivamente molti bellissimi alberi su Monte Capra.

L’emergenza climatica ed ambientale che stiamo vivendo rende necessaria e NON PIU’ RINVIABILE una presa di coscienza della nuova realtà anche da parte del Legislatore e Autorizzatore di abbattimenti, chiamato a decidere sempre per il bene della collettività e non di una sola categoria economica. 

Le foreste assorbono e trattengono una immensa quantità di carbonio che qualcuno vuole bruciare e immettere in atmosfera MENTRE IL PIANETA VA A FUOCO!  

Questa è la drammatica realtà per cui è in atto una vera e propria rivolta popolare, che chiede un drastico, urgentissimo cambio di rotta nella gestione forestale. 

Valli dei fiumi Setta, Samoggia, Reno, 23 Marzo 2021


Natura è ciò che vediamo –
La collina – il meriggio –
Lo scoiattolo – l’eclissi – il calabrone –
Ma no – la natura è il cielo –

Natura è ciò che sentiamo –
L’uccellino – il mare –
Il tuono – il grillo –
Ma no – la natura è l’armonia –
Natura è ciò che conosciamo –
Ma non possiamo esprimere –
La nostra saggezza è impotente
Di fronte alla sua semplicità. 

Natura è ciò che vediamo
Emily Dickinson

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