L’antico Borgo dei Gessi – Parte 11

L’antico Borgo dei Gessi Parte 11 - Articolo Associazione I Borghi di via Gesso

I risvolti piacevoli

Ma i risvolti piacevoli non finiva qui; anzi! Chi si diletta scrivendo queste righe a quei tempi era ancora un ragazzo (un cinno) ma un po’ malizioso, con l’occhio attento, qualche ricordo se lo è portato con sé.

Proviamo insieme, con un pizzico di immaginazione, di costruire una delle tante serate di allora: clima autunnale; cielo stellato; la luce lunare attenua la profonda oscurità. In un angolo un piccolo lumiràn a petròli càl fèva una lùs sèmmil al sulfànèn (lume a petrolio che faceva una luce simile al fiammifero).

Aggiungiamo due ingredienti: clima festaiolo e tante ragazze e tanti giovani (i vecchi e i ragazù non li metto nel conto).

Ecco descritto lo scenario; e in questo scenario con le attrici e gli attori presenti lascio ai lettori, il diritto d’immaginare trame e svolgimento delle serate.


Nell’aia sotto i rifletùr d’la lòuna (della luna)

A questo punto non si deve equivocare; il lavoro della “spanuciadùra” non doveva subire interruzioni. Pause non erano previste se non per bere un bicchiere d’acqua o al massimo un goccio ed “tarzanèl” vinello, mezzo vino) per ridurre l’arsura alla gola. Abbiamo già detto del “clima” dell’oscurità, di un solo lumicino a petrolio, il quale – guarda caso – era più il tempo che era spento di quello acceso: o perché difettoso o perché si era esaurito il “carburante”.

Che scene, amici miei! Vere e proprie commedie alla Edoardo De Filippo. Qualcuno fingeva: busì cal parèvan veritè (bugie che sembravano verità) di maledire quel “malandrino” dal budghèr (bottegaio) che per far soldi aggiungeva acqua al petrolio. Ma l’oscurità, che in coro era biasimata, in effetti, era giudicata “un vero dono della madonnina”.

Solo quèlca vècia la bruntlèva un po’ (solo qualche vecchia brontolava un poco) e si capisce benissimo il perché. Per i giovani “una grazia ricevuta”: primi approcci amorosi, parole appena sussurrate, una mano che sfiora l’altra (guarda un po’) proprio nell’istante della presa della pannocchia; un movimento dell’uno (leggi giovanotto) spostato troppo a destra che s’incrocia col movimento dell’altra (leggi ragazza) girato troppo a manca e tàc a tè, si trovavano improvvisamente a contatto di guancia.

Comportamenti ingenui e se volete un po’ banali, ma i tempi erano quelli; appunto “altri tempi”.


Complice “la panòcia” maturavano “i primi amori”

Così complice “la panòcia” e al foi ed furmintàn germogliavano sentimenti, maturavano i primi amori, si cementavano unioni, si metteva su famiglia, e … al fei d’la stròpa (alla fine del vimine) nasceva un bel marmocchio.

Negli anni duemila (insòma, adèsa) pensando a quell’epoca si può capire il sorrisetto ironico, beffardo del ventenne che frequenta la discoteca (mi par giusto) e stringe liberamentela sua “spasimante”, mentr la raazza con la stessa indifferenza e libertà (altroché se è giusto!) bacia a ripetizione il suo ragazzo.

Già, altri tempi, altre usanze, altri comportamenti, altri stili di vita, che le stesse generazioni – per meglio intenderci definisco, quelle “dal panòc ed furmintàn” – hanno contribuito a cambiare, a volte attraverso passaggi storici dolorosi e tragici. Del resto ogni passo verso una più umana condizione di vita ha sempre trovato resistenze accanite, rabbiose, talvolta violente.

Ci sono volute catene umane, tenace volontà per fare avanzare il cambiamento in favore dei più diseredati, dei più deboli. E ogni conquista non è mai stata irreversibili. Chi detiene molto potere e tantissima ricchezza (e la mette in bella mostra) non ha occhi per vedere chi è schiacciato dal bisogno. Si allea anche col diavolo pur di conservare i propri privilegi e poco importa se ciò mette in discussione o, peggio, calpesta le stesse conquiste del cittadino meno fortunato.

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