I ricordi di Loretta Drusilli

I ricordi di Loretta Drusilli - I Borghi di Via Gesso

Sono molti i ricordi di vita del Borgo e delle persone che lo riscaldavano di umanità.
Ricordi che mi sono cari e ai quali non posso sottrarmi tutte le volte che mi capita di passare per la provinciale dalla quale prende avvio Via Gesso.


Con qualche po’ di nostalgia, soprattutto per il clima che vi regnava e per le persone che lo creavano: un clima di calda comunità, di amicizia, di originalità e qualche volta di rudezza, una rudezza che non intaccava il rapporto di solidarietà che ci legava.

Tornata a casa, spesso mi capita di riprendere in mano il libro di mio padre e di ritrovarvi quelle persone che ho conosciuto (alcune) e le altre di cui ho talmente tanto sentito parlare in casa che è come se le avessi conosciute io stessa.
È su stimolo del racconto del libro che rivivo il ricordo di quelle persone dal mio angolo visuale di bambina degli anni cinquanta: ve ne racconto qualcuna.

Marzo 1963 – Loretta Drusilli con Bruno
Sofia Melotti

SOFIA MELOTTI “LA SUFÌ”

(è a pag. 35 del libro)

Gioviale, sempre pronta e perfetta per tutte le evenienze che si registravano nel borgo legate: levatrice di fatto, ma non solo. Ha assistito la mia mamma durante il parto per darmi alla luce! 

Una notte molto lunga, durante la quale LA SUFI’ assisteva contemporaneamente mia mamma ed un signore molto anziano che stava morendo nel borgo la stessa notte della mia nascita. 

Appena nata, mio nonno Ercole, andò a ringraziare LA SUFI’ dicendole che io ero la più bella del borgo!

La SUFI’ sempre sorridente gli rispose: Vo’ Arclin an capì propri gnent, la ceina le propri brota….! (Voi Ercole non capite proprio niente, la bimba è proprio brutta).

Giusto per avere un assaggio della sua schiettezza e anche di saggezza! Ero davvero indiscutibilmente brutta, lei aveva ragione.

La Bianca con il figlio Mentore Nanni

LA BIANCA CON IL FIGLIO MENTORE NANNI

La trovate a pag. 50 del libro

Io ero spesso nel loro cortile di casa: dolcissimi e ospitali.

GIOVANNI LENZI “AL CINEN“

Se ne racconta a pag.69 del libro

Passava diverse volte al giorno davanti a casa nostra per i suoi viaggi di lavoro, faceva il birocciaio, con il carro trainato dalla sua somara.

Un tipo strano, ma allegro e gioviale, personaggio quasi da vecchio film western. 

Adoravo vedere la sua somarella. Lui era felice di questo e mi ricambiava ogni volta salutandomi come mi avesse visto per la prima volta quel giorno. E con un gran sorriso incitava la sua somarella, forse anche per farmi divertire.

La Bianca con il figlio Mentore Nanni

UN ULTIMO RICORDO, VIVIDO E STRUGGENTE

La casa dove sono nata era molto piccola e povera, presa in affitto da brava gente, la più benestante del borgo.  Ci abitavamo in 7 e si dormiva sui materassi fatti con foglie secche di granoturco.

La porta di casa si affacciava sulla strada principale ghiaiata e polverosa, davanti vi passava un corso d’acqua, un rio, del quale non ricordo il nome; successivamente coperto.

Parlo degli 1954/55 e io avevo 4/5 anni. Una mattina arrivò e parcheggiò proprio davanti alla porta una camionetta della allora “celere”.

Per me era una novità assoluta per fattezza del mezzo, colore, gente che ne discese: le divise militari,… , le pistole nelle fondine. Stupore! Che succedeva?  Chiesero di vedere Galeotti Dina, mia madre, poco più che ventenne e Drusilli Rosina, detta Alice, mia zia, sorella di mio babbo. 

Ambedue furono caricate poco gentilmente sulla camionetta color verde militare, con le griglie ai vetri. E le vidi sparire dietro la curva, in una gran nube di polvere. Rimasi con i miei nonni piangendo a lungo, non capivo proprio.

Una scena che non ho mai dimenticata. Passarono alcuni giorni e le notti, lunghe notti senza la mamma e senza la zia, la mia seconda mamma. E poi tornarono. A piedi. 

L’ho imparato anni dopo il perché: erano state portate in carcere, a San Giovanni in Monte a Bologna, con l’imputazione di aver oltraggiato (crumiri!!!) alcuni lavoratori che volevano entrare al lavoro durante uno sciopero. Un durissimo sciopero di quei tempi.

Non si era mai sentito in famiglia dell’arresto di due donne. Non era una novità, invece, per mio padre. Gli era già capitato più volte di aver subito lo stesso trattamento durante e dopo le molte manifestazioni di piazza di quel tempo. 

Ma per me, bambina fu un dramma e devo dire che anche da adulta continua a sembrarmi un’ingiusta sopraffazione e, soprattutto, un sopruso ai danni di quella bambina davanti alla quale avevano arrestato e caricato in malo modo mamma e zia. 

Non mi è mancato in quella circostanza il calore della gente del borgo, un lenimento importante per me piccola.

Un evento, comunque, che mi è stato utile: da un lato, il calore, la comprensione, le coccole della gente del borgo non le ho mai dimenticate e mi hanno alimentato una dimensione umana che ho poi portano nei miei rapporti sociali, dall’altro mi è stato di robusta ispirazione nella partecipazione alle tante manifestazioni di lotta sindacale e politica ai tempi della mia giovinezza, un tempo in cui le manifestazioni si facevano ancora. E combattive.

Scritto da:
Loretta Drusilli

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